Protesi d’anca dolorosa: una condizione invalidante che può scoraggiare chi si è già sottoposto a un intervento chirurgico nella speranza di poter recuperare la propria funzionalità articolare. Quali sono le cause di questa sintomatologia e cosa è possibile fare a riguardo?

Quando l’articolazione subisce un grave danno o un’usura progressiva (coxartrosi), la protesi d’anca si rende necessaria per ristabilire la normale mobilità articolare ed eliminare la sintomatologia dolorosa.
Sebbene si tratti di un intervento abbastanza invasivo, i risultati sono, nella maggior parte dei casi, più che soddisfacenti. Questo soprattutto grazie al miglioramento dei disegni protesici, ai materiali sempre più biocompatibili e alle nuove tecniche chirurgiche mininvasive.
Può succedere però che, anche una volta superata la fase post-operatoria, il dolore articolare persista: il paziente si trova così alle prese con una protesi d’anca dolorosa.
Protesi d’anca dolorosa: quando non bisogna allarmarsi
L’anca è un’articolazione che permette molti movimenti nei piani e risulta meno innervata rispetto al ginocchio. Questo fa sì che, la fase post-operatoria, sia caratterizzata da un minor dolore e dall’assenza di problemi di rigidità, frequenti invece in caso di protesi di ginocchio.

Un paziente operato di protesi d’anca può infatti tornare a camminare, con il solo aiuto delle stampelle, già a pochi giorni dall’intervento chirurgico.
Esistono invece post-operatori caratterizzati da maggior dolore, spesso dovuto alla presenza di ematomi (raccolte di sangue) attorno all’articolazione; è normale, infatti, che vi sia una fuoriuscita di sangue dall’osso “preparato” all’accoglienza dei componenti protesici.
Questo tipo di dolore non deve spaventare: nella totalità degli interventi chirurgici ben riusciti, esso scompare progressivamente, lasciando il posto a una corretta ripresa funzionale.
Se, invece, al normale dolore post-operatorio subentra una sintomatologia dolorosa con caratteristiche differenti, allora è giusto pensare che la protesi possa avere qualche problema.

Come capire se si tratta di protesi d’anca dolorosa
Per capire se ci troviamo di fronte a una protesi d’anca dolorosa che necessita dei dovuti approfondimenti, dobbiamo prestare attenzione ad alcuni segnali:
- Il dolore si manifesta con sensazione di bruciore o fitte improvvise;
- la sintomatologia non migliora in caso di assunzione di antidolorifici;
- il problema persiste oltre le quattro-sei settimane.
Bisogna però fare molto attenzione: prima di concludere che si tratti effettivamente di una protesi d’anca dolorosa, è necessario poter escludere che sia in atto un’infezione.
Protesi dolorosa o protesi infetta?
Il fatto che la situazione peggiori nel tempo invece di migliorare potrebbe voler dire che siamo in presenza di un’infezione.
La protesi infetta è sicuramente la più temibile complicanza che una protesi d’anca possa presentare.

La prima cosa da valutare in questi casi è la guarigione della ferita: una ferita che ha avuto difficoltà a chiudersi, con perdite sierose, arrossata e dolente, può costituire uno dei primi segnali di infezione. Le infezioni, però, possono anche essere caratterizzate da batteri con scarsa virulenza e progredire in maniera più subdola e cronica.
Eseguendo esami ematici ed eventualmente un prelievo ecoguidato dall’articolazione, sarà possibile escludere questa rara ma estremamente pericolosa complicanza.

L’infezione protesica può essere trattata con successo ma è molto importante riconoscerla nel più breve tempo possibile: ecco perché questa è sicuramente la prima indagine da completare.
Una volta esclusa l’infezione protesica, si potrà procedere a cercare le cause della protesi d’anca dolorosa.
Trovare le cause di una protesi d’anca dolorosa
Come abbiamo già detto, il dolore articolare è la principale ragione che ci indirizza a eseguire la sostituzione protesica dell’anca.
Mentre è normale che la sintomatologia dolorosa possa essere presente nelle fasi post-operatorie, la sua persistenza e il mancato recupero della funzionalità nella settimane successive all’intervento è un problema che dovrà essere studiato e risolto.
La mobilizzazione protesica
A parte il rischio infettivo, la principale causa di fallimento della protesi d’anca è la mancata saldatura delle componenti protesiche all’osso.
Durante l’intervento, la coppa acetabolare e lo stelo femorale vengono stabilizzate preparando l’osso in modo da permettere un “incastro” meccanico; questo incastro dovrà essere tale da consentire il movimento e il carico articolare.

Nel corso dei mesi, questa stabilità meccanica diventerà sempre più solida e stabile, grazie all’integrazione delle componenti all’osso circostante; il nostro organismo, infatti, è in grado di costruire dei veri e propri legami con la superficie della protesi, attraverso i cosiddetti ponti ossei.

Dopo un accurato esame clinico per identificare la sede del dolore, bisognerà quindi analizzare le immagini radiografiche (ed eventualmente di una TC) per stabilire se vi sono segni di una mancata saldatura protesica, definita mobilizzazione protesica.

Questa mobilizzazione, di solito, avviene dopo un periodo di tempo più o meno lungo dall’integrazione della protesi all’osso. Così, anche a distanza di anni, il paziente potrebbe lamentare una progressiva comparsa del dolore, con conseguente limitazione delle proprie attività.
La mobilizzazione protesica è la principale ragione delle revisioni protesiche. Ma le cause possono anche essere altre.
Dolori muscolari
Altre importanti cause di una protesi dolorosa possono essere il conflitto del muscolo ileo-psoas o un deficit muscolare dell’anca.
La sindrome dell’ileo-psoas
Quella del conflitto del muscolo ileo-psoas con il bordo anteriore è una causa che può raggiungere anche il 2% dei casi totali.
L’ileo-psoas è un muscolo interno dell’anca che passa anteriormente alla capsula articolare e agisce flettendo, abducendo ed extra ruotando la testa del femore. A volte, a causa dell’anatomia dell’acetabolo, la coppa protesica non scompare completamente all’interno dell’osso, causando irritazione proprio a questo muscolo.

In questi casi, il dolore è tipicamente anteriore e compare durante l’attivazione del muscolo ileo-psoas, cioè nella flessione anteriore attiva dell’anca sul bacino.
Questa sintomatologia è di facile risoluzione: con una semplice artroscopia si esegue una detensione del muscolo, permettendo l’immediata scomparsa del dolore e una veloce ripresa funzionale.

Deficit muscolare
Un’ulteriore causa della protesi dolorosa può essere l’insufficienza post-operatoria dei muscoli glutei. Può succedere, infatti, che durante l’intervento chirurgico avvenga un distacco dei muscoli medio e piccolo gluteo o che si manifesti, in seguito, un’infiammazione della loro sede naturale (il trocantere).

Questa condizione fa sì che il paziente riscontri una certa difficoltà nell’abbandonare la seconda stampella con una conseguente incapacità ad avere una deambulazione autonoma.
Nella maggior parte dei casi, comunque, un’adeguata terapia fisica e riabilitativa sarà in grado di risolvere il deficit o l’infiammazione dei muscoli glutei.
La revisione chirurgica
Come abbiamo visto, in caso di problemi muscolari come la sindrome dell’ileo-psoas o un deficit dei muscoli glutei, non ci sarà assolutamente bisogno dell’intervento chirurgico. Se, invece, la causa di una protesi d’anca dolorosa è da attribuire a un’infezione o a una mancata saldatura protesica, allora sarà necessario pianificare una revisione chirurgica della protesi d’anca.
Hai un problema di protesi d’anca dolorosa e desideri trovare una soluzione? Non esitare a contattarmi.

13 mesi fa ho subito un intervento di artroprotesi d anca con tecnica mininvasiva anteriore con taglio verticale. Già subito dopo l intervento al controllo I dolori persistevano nonostante la verifica della stabilità radiografica e clinica: valutazione “è un problema muscolare…passerà”. A distanza di un anno l unica modifica realizzata con numerose sedute fisioterapici è una sorta di normalizzazione della arto che all inizio era intra ruotato. Purtroppo continuo a risvegliarmi di notte per i dolori “muscolari” con conseguenze negative sulla durata rigenerativa del sonno. Durante il giorno gestisco il dolore mentalmente e con analgesici serali. L rx di controllo annuale effettuato 1 mese fa non evidenzia nulla. La mobilità è ottima..se non ci fosse il dolore sarebbe perfetto. Purtroppo non riesco ad effettuare una passeggiata lunga perché dopo un po’ la muscolatura fasciale da una sensazione di bruciore, piegare il tronco in avanti per raccogliere qualcosa da terra provoca un intenso dolore al gluteo per fortuna di breve durata…la fascia alata è ancora “bruciante” anche se ho molto recuperato dall inizio. L unico elemento morfologicamente rilevante è la visibile asimmetria dei due arti a livello del bacino. La distanza del trocantere dell arto operato dall asse mediano è +1,5 cm. Ho la visita di controllo tra 2 giorni…ma immagino come finirà….vista la prima. Cosa si può fare?
Salve, bisogna capire perché lei ha questi dolori.
Se la protesi non ha problemi radiologici o di stabilità, da come lo descrive potrebbe essere un dolore meralgico dovuto allo stiramento di un nervo sensitivo con ad esempio io nervo femoro-cutaneo.
Chiaramente questa mia è solo una ipotesi, bisognerebbe visitarla e vedere la sua documentazione.
Cordiali Saluti
Grazie per il sollecito riscontro…la contatterò in caso di necessità per un secondo parere eventuale. Cordiali saluti
Sono stato operato per rottura del femore il 19 dicembre ma dopo un mese di riabilitazione e passati ormai più di 7 mesi, ho ancora molto male nel camminare.Uno specialista mi ha detto che l’intervento è stato fatto male perche’ non è stata inserita all’ all’interno dell’acetabolo alcuna protezione sulla parte già usurata. Ho fatto su prescrizione,due settimane di cyclette ma ho dovuto smettere perché stavo peggio. Sto facendo infiltrazioni di novocaina(una) e acido ialuronico.al ginocchio perche’ mi fa male anche questo. Ero uno sportivo e ho fatto 2 anni di palestra.Ora sono un andicappato!!!
Che tristezza.Chi mi da’ un consiglio? FRANCO
Gentile Signor Franco, da quello che ha scritto mi sembra di capire che in seguito alla rottura del femore è stata posizionata una protesi parziale del femore?
Se così fosse non le consiglio di eseguire infiltrazioni articolari perché rischia di portare batteri vicino alla protesi e quindi di creare un’infezione protesica.
Inoltre, se avesse una protesi parziale e non totale si potrebbe spiegare perché ha ancora dolore, dato che le protesi parziali hanno performance inferiori alle totali.
Si potrebbe correggere il problema impiantando un cotile protesico e trasformando così la protesi da parziale a totale.
Sarebbe però opportuno poterla visitare e vedere la sua documentazione.
Se vuole mi contatti.
Cordiali Saluti
Grazie dottore per l’esauriente risposta.Data l’eta’ (88 anni ben portati) non me la sento di sottopormi ad un altro intervento chirurgico. Mi ha incuriosito la possibilità ( se fosse idonea al mio caso) di fare la “DETENSIONE DEL MUSCOLO ILEO PSOAS” in artroscopia, molto meno.cruenta. FRANCO TUCCIARELLI.
Gentile Signor Franco, come già comunicatoLe telefonicamente dopo la spiegazione del suo caso, purtroppo una detensione dello psoas non sarebbe d’aiuto al suo caso. L’unica soluzione ad una cotiloidite in esito di impianto di endoprotesi é la trasformazione della protesi da parziale a totale con l’impianto di un cortile protesico.
Cordiali saluti
Grazie ancora professore! Ma a 88 anni non me la sento di subire un altro intervento chirurgico,data la lunga e angosciante post riabilitazione subita.Non c’è altra soluzione magari in artroscopia?Mi piacerebbe essere visitato da lei se venisse a Milano. Ormai mi devo rassegnare a convivere con il dolore purtroppo! Grazie infinite per la sua disponibilità e umanità Franco.
2 anni e 9 mesi fa ho fatto Intervento di PTA dopo il quale è rimasto dolore. La TAC evidenzia Ossificazioni tessuti molli anteriori e minime posteriori al Gran Trocanere. Eseguite Onde d’urto e Laser senza beneficio. Cicatrice chirurgica in ordine e senza segni d’infezione, anca sin mobile e senza dolore. Dolore digito presso Rio in sede peritrocanterica sn. Si indica interv. chirurgico di Rimozione Ossificazioni con Profilassi successiva ( Roengten o celecoxib ). Le chiedo cosa ne pensa e la ringrazio.
Gentile signor Giampietro, premesso che per me è molto difficile poterle dare un parere senza conoscere nel dettaglio la sua storia clinica e senza poterla visitare.
Premesso questo, raramente le ossificazioni periarticolari post intervento sono causa di dolore, piuttosto di limitazione funzionale.
Bisognerebbe capire se il dolore non derivi da una problematica dei mm. glutei (dolorabilità trocanterica) eventualmente con un loro deficit.
Cordialmente
Buongiorno, ho 58 anni e dopo una caduta sono stata operata il 21 settembre per protesi anca sx con entrata posteriore, ancora oggi il chirurgo mi vieta la fisioterapia e io ho dolori notturni forti e anche stare seduta mi viene un dolore a gluteo e inguine,cammino ma sempre zoppica do, grazie buona giornata
Gentile Cristina,
mi spiace per i disturbi che sta ancora avvertendo dopo l’intervento.
Dopo una protesi d’anca con accesso posteriore, è normale che nei primi mesi possano comparire dolore al gluteo, all’inguine e una certa zoppia, soprattutto se la muscolatura non ha ancora ripreso forza o se è presente un’infiammazione residua.
Il fatto che il suo chirurgo abbia rimandato la fisioterapia può dipendere da diversi motivi clinici (per esempio una riparazione dei tessuti più delicata o la necessità di attendere una guarigione più completa), ma in genere, dopo le prime settimane, un percorso fisioterapico mirato è molto utile per migliorare dolore, postura e cammino.
I dolori notturni e il fastidio da seduta possono essere legati a:
• infiammazione dei muscoli glutei o dei rotatori esterni;
• rigidità capsulare nei primi mesi;
• alterazione temporanea della meccanica del passo;
• carico non ancora ben distribuito.
Sarebbe importante valutare direttamente la sua anca per capire se è tutto nella norma e se può iniziare fisioterapia in sicurezza, oppure se è necessario modificare qualcosa nella gestione del dolore o negli esercizi.
Se desidera, posso visitarla per un controllo specialistico e impostare un percorso riabilitativo adeguato.
Rimango a disposizione.
Un cordiale saluto