Artrosi dell’anca: che cos’è?
La principale patologia che può affliggere l’anca è l’artrosi dell’anca o coxartrosi.
L’anca è un’articolazione che funge da congiunzione tra due ossa: il femore e l‘acetabolo (cavità dell’osso del bacino); il suo movimento è possibile solo se, tra queste due ossa, sono presenti delle superfici lubrificate che ne permettono lo scorrimento.

L’artrosi dell’anca è un processo degenerativo che colpisce l’articolazione: il movimento che deriva dallo scorrimento reciproco delle superfici dell’acetabolo e della testa del femore viene compromesso dall’usura della cartilagine. Si verifica, così, uno stato infiammatorio che non solo provoca dolore ma comporta anche una progressiva distruzione dei tessuti.
Artrosi dell’anca: le cause
Esistono diverse cause per quanto riguarda l’artrosi dell’anca.
La causa più comune che porta al consumo “naturale” della cartilagine è l’artrosi primitiva (senza una causa nota preponderante), più o meno favorita da alterazioni anatomiche o malformazioni dell’articolazione come il conflitto femoro-acetabolare (FAI).

La seconda causa più frequente, che riguarda soprattutto le persone anziane e il sesso femminile, è rappresentata dagli esiti della frattura del femore prossimale (la porzione ossea più vicina al tronco) in particolare per la necrosi epifisaria ad esso conseguente.

Altre cause possono essere patologie degenerative articolari legate all’artrite reumatoide o altre forme autoimmunitarie (sieropositive o sieronegative), l’osteonecrosi asettica dell’epifisi femorale primitiva o secondaria (per esempio in seguito a terapie cortisoniche), o a forme artrosiche post-traumatiche (esiti di fratture-lussazioni dell’anca e/o dell’acetabolo); l’artrosi post-traumatica è, spesso, conseguente a gravi incidenti stradali.

Infine, non si devono dimenticare l’artrosi secondaria a patologie dell’infanzia come la displasia congenita dell’anca, il morbo di Perthes o esiti di epifisiolisi. Cause rare possono essere le neoplasie ossee localizzate a ridosso dell’articolazione coxo-femorale.
Lo Screening all’anca: è possibile farlo?
Ad oggi, non esistono programmi di screening che possano anticipare l’ipotesi di sviluppo dell’artrosi dell’anca se non prima della comparsa dei sintomi.
Anche in situazioni note come patologie coxofemorali dell’infanzia o un’anatomia morfologica alterata (come nel caso della FAI), si può al massimo raccomandare al paziente il mantenimento di un corretto peso forma: il peso, infatti, insieme all’età, rappresentano i due principali fattori di rischio di sviluppo dell’osteoartrosi dell’anca.
Artrosi dell’anca: i sintomi iniziali
I sintomi dell’artrosi dell’anca possono essere molteplici, tra cui:
- dolore durante il movimento, generalmente localizzato nella regione anteriore della coscia o in zona inguinale;
- limitazione dei movimenti dell’anca, soprattutto se molto ampi;
- dolore dopo essere stati fermi per un po’, soprattutto nella zona dell’osso sacro;
- difficoltà nel camminare che si traduce, spesso, in una zoppia o in una caduta;
- dolore nella zona lombare;
- differenza di lunghezza degli arti inferiori (soprattutto come esito di patologie dell’infanzia);
- dolore notturno o a riposo.

Come diagnosticare l’artrosi dell’anca
Visita ortopedica e test specifici
Per diagnosticare l’artrosi dell’anca è necessario sottoporsi a un visita ortopedica; per stabilire con esattezza la causa del dolore, infatti, si deve eseguire un’attenta valutazione clinica e radiografica.

Prima di eseguire qualsiasi intervento chirurgico, è importante eseguire una valutazione della funzionalità dei muscoli glutei con test specifici (ad esempio il test di Trendelenburg); questi muscoli, infatti, sono deficitari nel caso di una displasia congenita o in persone, spesso anziane, che presentano un distacco degenerativo degli abduttori (muscoli piccolo e medio gluteo) dal trocantere.
La radiografia dell’anca
La valutazione per immagini comincia (e spesso finisce) con una radiografia dell’anca.
La radiografia va eseguita in due proiezioni:
- l’intero bacino in antero-posteriore, che servirà a valutare anche l’articolazione controlaterale e a escludere eventuali patologie del bacino stesso;
- la proiezione ascellare della sola anca interessata, per valutare la quantità di cartilagine residua. La sua scomparsa con il contatto tra le sue superfici ossee è indicativo del completo consumo della cartilagine, e quindi dell’artrosi dell’anca.

La risonanza magnetica
Una seconda valutazione, soprattutto se la cartilagine fosse più o meno conservata, riguarderà la forma dell’epifisi femorale, ricercando eventuali segni di necrosi della testa: in questo caso l’analisi delle pregresse patologie del paziente ed una risonanza magnetica diventano indispensabili per poter porre una corretta diagnosi del disturbo.
trattamento chirurgico
Quando l’usura della cartilagine ha raggiunto l’osso ed il Paziente manifesta forte dolore e conseguente limitazione funzionale nelle attività quotidiane come camminare o salire e scendere la scale, il trattamento d’elezione è la protesi d’anca.

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