Gli interventi chirurgici sull’articolazione dell’anca sono tra le più comuni operazioni ortopediche. Per questo, negli anni, sono state sviluppate metodiche di intervento profondamente diverse e, soprattutto, meno invasive rispetto a quelle del passato.
La protesi d’anca con accesso anteriore (AMIS) permette un approccio all’anca conservativo e rispettoso dell’anatomia dell’articolazione.

La sostituzione protesica per artrosi dell’anca ha rivoluzionato e migliorato la vita di migliaia di pazienti. In particolar modo, la pratica sempre più utilizzata di effettuare mini accessi chirurgici all’anca, permette un maggior rispetto dei tessuti molli, con un dolore estremamente ridotto e una ripresa della mobilità molto più rapida.
La protesi d’anca con accesso anteriore: di cosa si tratta
La via chirurgica anteriore, nota anche come accesso di Hueter, permette un sicuro accesso all’articolazione dell’anca (acetabolo e testa femorale che costituiscono l’articolazione coxofemorale).

Questo approccio chirurgico sfrutta un piano inter-nervoso ed inter-muscolare: ciò significa che non dovrà essere sezionato alcun muscolo per penetrare dall’esterno e giungere fino all’articolazione che si desidera operare, al contrario di quanto accade quando si praticano acessi antero-laterali o posteriori. In questo modo, verrà ridotto di molto anche il rischio di un eventuale danneggiamento nervoso.

Ma come si è giunti ad utilizzare la via anteriore nell’artroprotesi d’anca?
La via di Hueter esiste da diversi anni ma è diventata una tecnica di utilizzo comune solo nell’ultimo decennio. Con questo approccio chirurgico, si ha un accesso limitato al femore dell’articolazione: con lo sviluppo degli steli corti a risparmio di osso avvenuto negli ultimi anni, questa via è diventata finalmente utilizzabile di routine, ed è preferibile per la maggior parte dei pazienti.
Quando utilizzare la via anteriore nell’artroprotesi d’anca
La via anteriore viene utilizzata principalmente per eseguire l’artroprotesi d’anca in caso di artrosi ma anche in caso di:
• riduzione chirurgica di lussazioni congenite dell’anca;
• biopsie della membrana sinoviale che circonda l’articolazione dell’anca;
• interventi di revisione della protesi d’anca (in particolare della componente acetabolare);
• interventi di sostituzione protesica dell’anca in seguito a frattura scomposta del collo del femore.
La tecnica chirurgica anteriore: l’intervento
Nell’intervento di protesi d’anca con accesso anteriore, il paziente deve essere posizionato sul tavolo operatorio in posizione supina. Si esegue poi un’adeguata disinfezione (con soluzione antisettica) della cute della regione anteriore della coscia e si delimita il campo operatorio con teleria monouso sterile.
Come punto di riferimento, viene utilizzata la spina iliaca anterosuperiore, facilmente palpabile al di sotto della cute e identificata mediante l’utilizzo di un penna dermografica. Viene poi praticata un’incisione verticale di 8-10 cm dalla spina iliaca antero superiore verso il basso, in direzione del margine esterno della rotula.

L’incisione bikini
Una variante di questa tecnica chirurgica è l’incisione bikini, nella quale viene eseguito un taglio trasversale a livello della piega inguinale, in prossimità della spina iliaca antero superiore, per poi raggiungere il piano muscolare.

Quest’ultima incisione viene eseguita, in particolar modo, nelle donne, in modo che la cicatrice possa essere facilmente coperta al di sotto dello slip o del costume.
Artroprotesi d’anca per via anteriore: un approccio preferibile?
Attualmente, in chirurgia ortopedica, non è possibile affermare che un accesso chirurgico sia migliore di un altro. Esistono, però, molti studi in ambito scientifico che cercano di confrontare le diverse vie di accesso all’anca.
I vantaggi
Ciò che attualmente si può asserire con ragionevole certezza è che, i pazienti che vengono operati per via anteriore, si riprendono più velocemente rispetto a chi riceve gli altri accessi; esistono, inoltre, diversi vantaggi per il paziente come:
● una sensibile riduzione del dolore, per la mancata sezione muscolare;
● una minore perdita di sangue, per la preservazione dei muscoli e dei loro vasi sanguigni;
● una degenza ospedaliera ridotta, per il minor dolore manifestato e la deambulazione con carico già dai primi momenti dopo l’intervento;
● la prevenzione della zoppia postoperatoria, per la mancata sezione muscolare;

● un minor rischio di lussazione, per il mantenimento della piena funzionalità muscolare;
● una ripresa completa più rapida, per le ragioni prima menzionate e per i percorsi riabilitativi FAST-TRACK che con tale via chirurgica si possono applicare.

● la possibilità di eseguire un intervento di sostituzione protesica bilaterale, per una minor perdita di sangue e la sensibile diminuzione del dolore.
Le controindicazioni
Ciò che il paziente deve sapere quando si sottopone a una protesi d’anca con accesso anteriore è che questa tecnica, pur rispettosa dei tessuti molli periarticolari, presenta delle difficoltà intrinseche di esecuzione e, per questo motivo, richiede alcuni presupposti:
• un chirurgo esperto nell’accesso anteriore all’anca, ovvero un chirurgo che abbia un alto volume di interventi con questo accesso chirurgico;
• l’assenza di anomalie anatomiche che controindichino l’accesso anteriore all’anca.

Artroprotesi d’anca per via anteriore: gli obiettivi
La via anteriore all’anca secondo Hueter è progettata per eliminare i danni muscolari periarticolari, minimizzando il dolore e le perdite sanguigne: in questo modo si potrà avere un recupero più veloce e senza deficit muscolari.

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