L’intervento di protesi d’anca è un’operazione chirurgica solitamente consigliata in presenza di un’artrosi dell’articolazione (coxartrosi), una condizione che provoca dolore e una conseguente limitazione funzionale nelle attività di tutti i giorni.

Oggi quello della protesi d’anca è l’intervento ortopedico maggiormente eseguito al mondo. La prestigiosa rivista The Lancet, infatti, nel 2000 ha definito la protesi d’anca “l’intervento del secolo”. Questo fa comprendere come questo tipo di operazione abbia rivoluzionato la nostra società, permettendo a persone che sarebbero state fortemente limitate nelle proprie attività quotidiane, di condurre una vita pressoché normale.
Intervento di protesi d’anca? Assolutamente sì.
La protesi d’anca è infatti l’unica soluzione in grado di garantire una ripresa funzionale nonché la scomparsa del dolore articolare quando l’artrosi ha ormai consumato la cartilagine. Inoltre, grazie al miglioramento dei disegni protesici, ai materiali sempre più biocompatibili e duraturi e alle tecniche chirurgiche mininvasive, i risultati clinici a breve, medio e lungo termine sono, ad oggi, davvero eccellenti.
Nonostante ciò, i pazienti si rivelano spesso molto preoccupati riguardo a questo tipo di intervento, sia prima sia dopo l’operazione. Per rassicurare chi è in procinto di sottoporsi a questa operazione, ho deciso di rispondere alla domande più frequenti che i pazienti rivolgono a noi chirurghi ortopedici.
Quando è necessario l’intervento di protesi d’anca?
L’operazione chirurgica si rivela necessaria quando l’usura della cartilagine è tale da provocare un forte dolore e rendere difficili le attività quotidiane. L’intervento di protesi d’anca, infatti, andando a sostituire l’articolazione sofferente e non più funzionale, permette di tornare a svolgere le proprie attività senza dolore, riacquistando, così, la totale mobilità.

A che età è consigliabile sottoporsi all’intervento?
Il miglioramento dei materiali e dei risultati clinici a lungo termine ha permesso di estendere l’indicazione chirurgica anche a pazienti giovani, soprattutto a coloro che hanno sviluppato un precoce consumo della cartilagine a causa di patologie dell’infanzia o dell’adolescenza (ad esempio la displasia congenita dell’anca o l’epifisiolisi) oppure di un esito di fratture articolari. Non esiste, quindi, un’età sconsigliata per sottoporsi all’intervento. La protesi viene infatti impiantata anche a pazienti di vent’anni.
L’artroscopia dell’anca può sostituire l’intervento di protesi d’anca?
Una recente patologia anatomica definita come FAI (conflitto femoro-acetabolare) può essere trattata con un intervento conservativo come l’artroscopia d’anca.

Quando l’artrosi, però, è in uno stato avanzato o tale intervento non è riuscito a dare risultati duraturi, la sostituzione protesica rimane l’unica alternativa.
Come posso evitare l’intervento di protesi d’anca?
Come accennato prima, la causa primaria dell’artrosi dell’anca è un’alterazione anatomica, congenita o acquisita dell’articolazione coxo-femorale.
Da questo ne consegue che, purtroppo, l’usura cartilaginea dell’anca, a differenza di quella che riguarda il ginocchio, non risente del peso.
Quindi modificare il proprio stile di vita (ad esempio perdendo peso) o sottoporsi a terapie fisiche specifiche non aiuta a gestire i problemi legati all’usura della cartilagine e ad alleviare il dolore.
Che cos’è l’intervento mininvasivo di protesi d’anca?
Gli interventi con tecniche a risparmio di tessuti (definiti mini-invasivi) vengono eseguiti in ortopedia da circa dieci anni. A seconda delle caratteristiche specifiche del paziente (in particolare età e peso), verrà scelto l’approccio chirurgico meno invasivo per evitare di incorrere in complicanze e ridurre i tempi di recupero.
Intervento di protesi d’anca: due approcci mini-invasivi
Esistono due approcci innovativi eseguiti con tecniche mini-invasive:
1. Accesso mini-invasivo anteriore: l’incisione avviene trasversalmente o longitudinalmente, sulla piega della coscia, in modo che sia il meno visibile possibile. Questa tecnica permette di raggiungere l’articolazione dell’anca e di impiantare la protesi senza che venga disinserito alcun muscolo, seguendo un piano internervoso. La riabilitazione è estremamente precoce rispetto a qualsiasi altra via d’accesso praticata.
2. Accesso mini-invasivo laterale: questo tipo di tecnica rende necessaria la disinserzione parziale dei muscoli glutei con la loro successiva sutura selettiva. Questo accesso permette un’ottima visualizzazione dell’articolazione, soprattutto quando è presente un sovvertimento dell’anatomia. Anche in questo caso assistiamo a una rapida riabilitazione.


Le tecniche chirurgiche mini invasive per la sostituzione protesica dell’anca hanno come obiettivo quello di diminuire il dolore post-operatorio. Permettono, inoltre, una velocizzazione della riabilitazione (“fast track” riabilitativa) e, di conseguenza, una riduzione del ricovero ospedaliero.

Infine, i tessuti, se sezionati, vengono suturati, rendendo la protesi biologicamente stabile e permettendo la deambulazione già il giorno successivo all’intervento.
Esistono delle protesi d’anca mininvasive?
Sì! Nel corso dei decenni le analisi sempre più accurate sull’anatomia dell’anca hanno consentito la produzione di protesi che riescono ad adattarsi al femore prossimale facendo risparmiare osso: i cosiddetti steli corti. Questi sono appositamente studiati per adeguarsi in maniera funzionale alla conformazione specifica del femore prossimale.

Quali materiali assicurano l’accoppiamento articolare più affidabile?
Da oltre 15 anni l’accoppiamento articolare più affidabile è assicurato dalle ceramiche di 4a generazione. Questo accoppiamento ha azzerato l’usura dei materiali, permettendo alla protesi di funzionare ottimamente per interi decenni e dimostrandosi estremamente resistente ai traumi.

L’accoppiamento articolare metallo-metallo, molto utilizzato dagli americani durante il primo decennio degli anni 2000, ha invece evidenziato una grave problema di usura e di reazione articolare definito metallosi.

Una speciale commissione dell’Unione Europea ha prodotto nel 2014 un documento che limita fortemente l’utilizzo dell’accoppiamento metallo-metallo nelle protesi articolari d’anca.
Quali sono i rischi dell’intervento chirurgico?
Sebbene la quasi totalità degli interventi si concluda senza complicazioni, è bene tener presente che, in alcuni rari casi, possono presentarsi complicanze come infezioni o tromboflebiti dell’arto operato. Per prevenire questi inconvenienti, viene somministrata una profilassi antibiotica e antitrombotica durante e dopo l’operazione.
Come in qualsiasi intervento chirurgico, esistono, ovviamente, anche dei pericoli legati all’anestesia. A questo proposito, gli anestesisti valuteranno, caso per caso, se effettuare un’anestesia spinale, una loco-regionale o un’anestesia generale. Anche nel caso di un’anestesia non generale, l’anestesista somministrerà dei blandi farmaci in modo da far dormire il paziente e non farlo “preoccupare” di ciò che sta avvenendo attorno a lui.
Quali materiali vengono utilizzati per le protesi? Potrei essere allergico/a?
La protesi d’anca è costituita da leghe metalliche di titanio, con accoppiamenti articolari in ceramica-ceramica. Questi materiali sono estremamente biocompatibili, anallergici e utilizzati con successo da vari decenni.

L’ESISTENZA DI UNA IPERSENSIVITA’ (allergia) AI METALLI protesici è da molti anni dibattuta. Questi materiali sono comunque compatibili anche se il paziente dovesse riportare in anamnesi un’intolleranza o un’allergia a materiali come il Nichel (ad esempio reazioni cutanee da bigiotteria).
Quali sono i tempi di recupero dopo l’intervento di protesi d’anca?
Già dal giorno successivo all’intervento sarà possibile mobilizzare l’anca, iniziando a compiere i primi passi. Per riprendere le normali attività quotidiane (senza l’utilizzo delle stampelle), invece, sarà necessario aspettare un periodo variabile tra le tre e le cinque settimane. Ci aspettiamo che, nel giro di 3-4 mesi, il paziente possa riprendere a fare sport.

Come dormire con la protesi d’anca?
È possibile dormire in qualsiasi posizione. Bisogna, invece, assolutamente evitare di accavallare le gambe nelle prime 4 settimane, ponendo tra di esse un cuscino. I movimenti di rotazione nel letto verranno comunque insegnati dai fisioterapisti nei primi giorni dopo l’intervento.
Quali sport sono consigliati e quali invece andrebbero evitati?
Dopo l’intervento chirurgico è consigliato eseguire attività come la camminata, la cyclette e il nuoto che favoriscono la ripresa del movimento senza gravare sul ginocchio; da evitare, invece, gli sport di contatto (calcio, basket).
Recenti articoli hanno documentato che attività di impatto continuo col terreno come la corsa, una volta sconsigliate, non modificano la vita della protesi d’anca. Al raggiungimento del pieno recupero, se il fisico lo consente, si possono praticare anche sport come lo sci e il tennis.

La protesi d’anca può attivare il sistema di allarme degli aeroporti?
È un’eventualità che si può verificare, dipende dalla taratura dei rilevatori aeroportuali. Dopo l’11 settembre 2001, non vengono più accettati ai posti di controllo documenti che attestino l’avvenuto impianto come “lasciapassare”. Ma il semplice esame specifico con il metal-detector manuale permetterà ai funzionari di comprendere la presenza di un mezzo di sintesi impiantato.
Quanto dura una protesi d’anca?
Si può tranquillamente affermare che, ad oggi, le protesi d’anca presentino una sopravvivenza di circa il 97% a distanza di 15 anni dall’intervento chirurgico (dai dati del registro regionale emiliano romagnolo R.I.P.O.). Ovviamente, le protesi hanno una durata variabile che dipende da diversi fattori come il peso del soggetto e le attività svolte quotidianamente. In ogni caso, dopo le normali visite post operatorie, sarà consigliabile eseguire i controlli di routine ogni due anni circa.
Hai qualche altra domanda che vorresti pormi sull’intervento di protesi d’anca? Non esitare a contattarmi!

Gentile signor Simion, io lavoro ed opero nel reparto di Chirurgia Protesica dell’Istituto ortopedico Rizzoli Bologna. Cordiali saluti
Dottore sono stato operato alľ anca destra con conseguente protesi il 7 novembre 2024 ho subito avvertito che la gamba operata è più lunga del ľaltra procurando fastidio e affaticamento tra qualche giorno ho la prima visita di controllo in realtà sono un po’ preoccupato
Gentile signor Nicola, stia tranquillo e abbia fiducia nel professionista che l’ha operata.
A volte l’arto operato viene lievemente allungato, ricostituendo la normale geometria dell’articolazione.
Normalmente, nei mesi successivi all’intervento, il fisico trova naturalmente il corretto bilanciamento.
Buona serata