Non è raro leggere nel referto di una radiografia eseguita a causa di un’anca dolente “sclerosi dei tetti acetabolari“. Insieme alla riduzione della rima articolare, questa particolare condizione rappresenta un’alterazione indiretta derivante dal consumo della cartilagine articolare (coxartrosi).
Ma cosa significa esattamente e quali soluzione possono essere adottate per porvi rimedio? Scopriamolo in questo articolo.
Sclerosi dei tetti acetabolari: cosa significa?
Questi termini, decisamente complessi, possono disorientare e non rendere facile per il paziente una corretta interpretazione del referto. Analizziamoli singolarmente per cercare di capire meglio di cosa stiamo parlando.
I tetti acetabolari
Il tetto acetabolare è la porzione superiore dell’incavo presente nell’anca (acetabolo) che permette l’inserimento e l’alloggio della testa del femore. Assieme al labbro acetabolare, il tetto garantisce che il femore rimanga fermo nella sua sede. Essendo la parte dell’anca più soggetta alle pressioni del peso del corpo, la sua integrità è messa a rischio da condizioni come obesità e invecchiamento.

La sclerosi
La sclerosi è l’indurimento di un tessuto o di un organo causato, solitamente, da fenomeni infiammatori che hanno avuto esiti cicatriziali. Nel caso specifico degli acetaboli, l’usura della cartilagine (e quindi la sua diminuzione) fa sì che essa si concentri solo in pochi punti, creando un addensamento osseo. Esso è facilmente visibile attraverso una radiografia.

Sclerosi dei tetti acetabolari
Quando la cartilagine inizia a usurarsi e a diminuire il proprio spessore, l’articolazione cerca di aumentare la propria superficie in modo da distribuire il carico a tutto l’osso subcondrale (osso appena sotto la cartilagine), senza che esso si concentri in un punto specifico.
L’aumento di superficie articolare avviene nel corso degli anni, producendo dell’osso aggiuntivo ai margini dell’articolazione: questi tendono ad avere l’aspetto di speroni ossei e vengono detti osteofiti.

Questo ispessimento dell’osso viene definito sclerosi dei tetti acetabolari e costituisce un primo segnale di artrosi dell’anca o coxartrosi.
Quali soluzioni possono essere adottate?
Una volta inquadrato lo stato della patologia attraverso una visita specialistica, sarà possibile pianificare altri eventuali accertamenti (come una radiografia del bacino e delle anche) e valutare le successive terapie da adottare.
Ovviamente le possibili soluzioni dipendono dal grado di consumo della cartilagine, dall’eventuale presenza di fattori predisponenti e dall’età del paziente.
Terapia conservativa
Il primo approccio per ridurre il dolore e diminuire il consumo della cartilagine è volto a modificare il proprio stile di vita; questo comprende la perdita di peso e la ginnastica a basso impatto gravitazionale (bicicletta, esercizi in palestra, nuoto, esercizi in acqua, yoga…).
Negli ultimi anni, similmente al ginocchio, si è cercato di applicare terapie infiltrative anche all’anca. Dato il suo scarso spazio articolare, però, l’anatomia dell’anca è meno adatta a questo tipo di trattamenti.

Per questo, e per il fatto che l’anca è posizionata più in profondità rispetto alla cute, è preferibile eseguire tali infiltrazioni con l’aiuto di un ecografo. Ciò permette di centrare appieno l’articolazione e di non sprecare il farmaco iniettandolo negli spazi immediatamente vicini all’anca.
Se i trattamenti conservativi non consentono un miglioramento del dolore o se ci troviamo di fronte a uno stato di usura della cartilagine molto avanzato, si potrà optare per un trattamento chirurgico.
I trattamenti chirurgici
Per pazienti al di sotto dei 40-45 anni di età con cartilagine in buono stato e un’anatomia caratterizzata da un conflitto femoro-acetabolare, sarà possibile optare per un intervento di correzione dell’anomalia ossea in artroscopia.

Generalmente, però, in chi presenta una sclerosi dei tetti acetabolari visibile alla radiografia, il consumo della cartilagine è tale da non permettere di ottenere benefici a medio-lungo termine attraverso un semplice intervento in artroscopia.
Se l’usura della cartilagine, soprattutto della porzione superiore del tetto acetabolare, è di grado avanzato, associata a una riduzione o una scomparsa della rima articolare, l’unico intervento che permette di ottenere dei risultati è la protesi d’anca.

Fortunatamente, ad oggi, i materiali e le tecniche chirurgiche utilizzate in questo tipo di intervento permettono un completo e veloce recupero, consentendo di tornare a svolgere le proprie attività quotidiane, sport compreso.
Desideri saperne di più riguardo alla sclerosi dei tetti acetabolari o hai bisogno di un consulto? Non esitare a contattarmi.

Sono stato operato per rottura del femore il 19/12 e ho ancora male quando cammino.Uno specialista mi ha detto,che il chirurgo,ha messo la protesi sulla testa del femore,senza proteggere l’acetabolo che a suo dire,era in buone condizioni e quindi il “protocollo!!????non prevede alcuna protezione.Mi sembra assurda una cosa del genere, visto il risultato. Ho 88 anni e non me la sento di subire un altro intervento.Che mi consiglia? Ha sbagliato.il chirurgo? E’ sbagliato questo protocollo? FRANCO. francotuccy@libero.it GRAZIE.
Gentile Sig. Franco,
non esiste un protocollo per decidere se eseguire una sostituzione endoprotesica o eseguire una protesi totale nel caso di frattura del collo del femore. Purtroppo sostituire solamente la testa del femore può causare un’infiammazione alla porzione acetabolare dell’articolazione dell’anca, definita cotiloidite.
la scelta normalmente viene fatta sulle condizioni del Paziente, se egli è caratterizzato da una vita attiva, nonostante l’età, si sceglie normalmente di eseguire una sostituzione totale.
Purtroppo l’unica soluzione è eseguire l’impianto anche della porzione acetabolare dell’articolazione.
Cordiali Saluti
Buongiorno dottore mi chiamo Pessina Sergio ho 56 anni e da circa 2 anni ho dolori forti alle anche entrambe. Mi sono sottoposto a una RX e questo è il verdetto : Moderata riduzione di copertura dei tetti acetabolari.
Moderata coxoartrosi bilaterale, con accenno ad osteofitosi periacetabolare superiore, lieve sclerosi
sottocondrale dei tetti cotiloidei e modesta riduzione di ampiezza delle rime articolari soprattutto nei settori
superoesterni.
Reperti scheletrici e articolari peraltro nei limiti di norma.
Gradirei un suo parere, nell’attesa la ringrazioe cordialmente la saluto Sergio.
Gentile signor Sergio, il referto delle sue radiografie sembra mostrare un iniziale consumo della cartilagine delle sue articolazioni coxo- femorali. Chiaramente questo referto deve essere correlato alla visione delle immagini ed alla sua valutazione clinica per poterle dare dei consigli appropriati.
Un altro fattore fondamentale è il grado di dolore che lei sente e la conseguente limitazione funzionale che esso comporta nelle attività quotidiane: questo ci permette di arrivare a concludere che tipologia di trattamento poterle consigliare. Cordiali saluti
Buongiorno dottore a distanza di quasi un anno i dolori sono diventati insoportabili pure la notte dormire è impossibile cortesemente le chiedo cosa posso fare a questo punto?
Cordialmente la saluto Pessina Sergio.
Salve signor Sergio, se i dolori cominciano a limitarle fortemente la vita e sono in effetti da attribuire al consumo cartilagineo delle sue anche, le consiglio di prendere in considerazione l’intervento di sostituzione protesica dell’anca. Cordiali Saluti
Buongiorno, soffro di coxartrosi dx.trattata con cellule mesenchimali. Recenti indagini hanno però evidenziato slivellamento emibacino sx ovalizzazione e osteofitosi della testa femorale sclerosi tetto acetabolare e netta riduzione rima articolare.
Da risonanza risulta edema intraspongioso du testa e collo femorale con area ipointensa nelle sequenze a TR breve come da possibile necrosi avascolare, netto assottigliamento della cartilagine femoro acetabolare nel settore supero esterno e piccole cavità geodico cistiche alla testa femorale e a luvello acetabolare.
Mi consigliano fisioterapia, propriocettiva e iperbarica.
Può l iperbarica guarire 1 possibile necrosi?
Gentile signora Antonella, le terapie che le hanno consigliato sono assolutamente quelle indicate per cercare di avere una regressione della necrosi avascolare.
Purtroppo, però, non sempre queste terapie riescono a portare ad una regressione di tale patologia che inevitabilmente ci conduce alla sostituzione protesica dell’anca.
Inoltre, dai termini utilizzati nel referto delle sue radiografie, la sua anca sembra essere caratterizzata anche da una condizione di consumo avanzato della cartilagine: potrebbe essere proprio tale situazione artrosica che ha condotto l’osso, senza più l’ammortizzazione della cartilagine, a soffrire, andando incontro a tale necrosi.
Quindi, anche se la testa riuscisse a rimanere “viva”, vi sarebbe il dolore caratterizzato dalla mancanza della cartilagine articolare.
Perciò tali tentativi potrebbero essere vani nel rimandare un intervento che invece potrebbe essere eseguito prima.
Chiaramente, le mie sono solo supposizioni, bisognerebbe valutare la sua condizione clinica e vedere le sue radiografie per esprimerle un giudizio appropriato.
Cordiali saluti