Site icon Federico Giardina

Sclerosi acetabolare: l’usura dell’anca e opzioni terapeutiche

Non è raro leggere nel referto di una radiografia eseguita a causa di un’anca dolente “sclerosi dei tetti acetabolari“. Insieme alla riduzione della rima articolare, questa particolare condizione rappresenta un’alterazione indiretta derivante dal consumo della cartilagine articolare (coxartrosi). 

Ma cosa significa esattamente e quali soluzione possono essere adottate per porvi rimedio? Scopriamolo in questo articolo. 

Sclerosi dei tetti acetabolari: cosa significa?

Questi termini, decisamente complessi, possono disorientare e non rendere facile per il paziente una corretta interpretazione del referto. Analizziamoli singolarmente per cercare di capire meglio di cosa stiamo parlando. 

I tetti acetabolari 

Il tetto acetabolare è la porzione superiore dell’incavo presente nell’anca (acetabolo) che permette l’inserimento e l’alloggio della testa del femore. Assieme al labbro acetabolare, il tetto garantisce che il femore rimanga fermo nella sua sede. Essendo la parte dell’anca più soggetta alle pressioni del peso del corpo, la sua integrità è messa a rischio da condizioni come obesità e invecchiamento. 

La sclerosi 

La sclerosi è l’indurimento di un tessuto o di un organo causato, solitamente, da fenomeni infiammatori che hanno avuto esiti cicatriziali. Nel caso specifico degli acetaboli, l’usura della cartilagine (e quindi la sua diminuzione) fa sì che essa si concentri solo in pochi punti, creando un addensamento osseo. Esso è facilmente visibile attraverso una radiografia.

Sclerosi dei tetti acetabolari 

Quando la cartilagine inizia a usurarsi e a diminuire il proprio spessore, l’articolazione cerca di aumentare la propria superficie in modo da distribuire il carico a tutto l’osso subcondrale (osso appena sotto la cartilagine), senza che esso si concentri in un punto specifico. 

L’aumento di superficie articolare avviene nel corso degli anni, producendo dell’osso aggiuntivo ai margini dell’articolazione: questi tendono ad avere l’aspetto di speroni ossei e vengono detti osteofiti. 

Questo ispessimento dell’osso viene definito sclerosi dei tetti acetabolari e costituisce un primo segnale di artrosi dell’anca o coxartrosi. 

Quali soluzioni possono essere adottate? 

Una volta inquadrato lo stato della patologia attraverso una visita specialistica, sarà possibile pianificare altri eventuali accertamenti (come una radiografia del bacino e delle anche) e valutare le successive terapie da adottare. 

Ovviamente le possibili soluzioni dipendono dal grado di consumo della cartilagine, dall’eventuale presenza di fattori predisponenti e dall’età del paziente.

Terapia conservativa

Il primo approccio per ridurre il dolore e diminuire il consumo della cartilagine è volto a modificare il proprio stile di vita; questo comprende la perdita di peso e la ginnastica a basso impatto gravitazionale (bicicletta, esercizi in palestra, nuoto,  esercizi in acqua, yoga…).

Negli ultimi anni, similmente al ginocchio, si è cercato di applicare terapie infiltrative anche all’anca. Dato il suo scarso spazio articolare, però, l’anatomia dell’anca è meno adatta a questo tipo di trattamenti.

Per questo, e per il fatto che l’anca è posizionata più in profondità rispetto alla cute, è preferibile eseguire tali infiltrazioni con l’aiuto di un ecografo. Ciò permette di centrare appieno l’articolazione e di non sprecare il farmaco iniettandolo negli spazi immediatamente vicini all’anca.

Se i trattamenti conservativi non consentono un miglioramento del dolore o se ci troviamo di fronte a uno stato di usura della cartilagine molto avanzato, si potrà optare per un trattamento chirurgico.

I trattamenti chirurgici 

Per pazienti al di sotto dei 40-45 anni di età con cartilagine in buono stato e un’anatomia caratterizzata da un conflitto femoro-acetabolare, sarà possibile optare per un intervento di correzione dell’anomalia ossea in artroscopia.

Generalmente, però, in chi presenta una sclerosi dei tetti acetabolari visibile alla radiografia, il consumo della cartilagine è tale da non permettere di ottenere benefici a medio-lungo termine attraverso un semplice intervento in artroscopia.

Se l’usura della cartilagine, soprattutto della porzione superiore del tetto acetabolare, è di grado avanzato, associata a una riduzione o una scomparsa della rima articolare, l’unico intervento che permette di ottenere dei risultati è la protesi d’anca.

Fortunatamente, ad oggi, i materiali e le tecniche chirurgiche utilizzate in questo tipo di intervento permettono un completo e veloce recupero, consentendo di tornare a svolgere le proprie attività quotidiane, sport compreso. 

Desideri saperne di più riguardo alla sclerosi dei tetti acetabolari o hai bisogno di un consulto? Non esitare a contattarmi.

Exit mobile version