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La protesi d’anca dolorosa: cause e rimedi

Protesi d’anca dolorosa: una condizione invalidante che può scoraggiare chi si è già sottoposto a un intervento chirurgico nella speranza di poter recuperare la propria funzionalità articolare. Quali sono le cause di questa sintomatologia e cosa è possibile fare a riguardo?

Quando l’articolazione subisce un grave danno o un’usura progressiva (coxartrosi), la protesi d’anca si rende necessaria per ristabilire la normale mobilità articolare ed eliminare la sintomatologia dolorosa.

Sebbene si tratti di un intervento abbastanza invasivo, i risultati sono, nella maggior parte dei casi, più che soddisfacenti. Questo soprattutto grazie al miglioramento dei disegni protesici, ai materiali sempre più biocompatibili e alle nuove tecniche chirurgiche mininvasive. 

Può succedere però che, anche una volta superata la fase post-operatoria, il dolore articolare persista: il paziente si trova così alle prese con una protesi d’anca dolorosa.

Protesi d’anca dolorosa: quando non bisogna allarmarsi 

L’anca è un’articolazione che permette molti movimenti nei piani e risulta meno innervata rispetto al ginocchio. Questo fa sì che, la fase post-operatoria, sia caratterizzata da un minor dolore e dall’assenza di problemi di rigidità, frequenti invece in caso di protesi di ginocchio.

Un paziente operato di protesi d’anca può infatti tornare a camminare, con il solo aiuto delle stampelle, già a pochi giorni dall’intervento chirurgico.

Esistono invece post-operatori caratterizzati da maggior dolore, spesso dovuto alla presenza di ematomi (raccolte di sangue) attorno all’articolazione; è normale, infatti, che vi sia una fuoriuscita di sangue dall’osso “preparato” all’accoglienza dei componenti protesici.

Questo tipo di dolore non deve spaventare: nella totalità degli interventi chirurgici ben riusciti, esso scompare progressivamente, lasciando il posto a una corretta ripresa funzionale.

Se, invece, al normale dolore post-operatorio subentra una sintomatologia dolorosa con caratteristiche differenti, allora è giusto pensare che la protesi possa avere qualche problema. 

Come capire se si tratta di protesi d’anca dolorosa 

Per capire se ci troviamo di fronte a una protesi d’anca dolorosa che necessita dei dovuti approfondimenti, dobbiamo prestare attenzione ad alcuni segnali: 

Bisogna però fare molto attenzione: prima di concludere che si tratti effettivamente di una protesi d’anca dolorosa, è necessario poter escludere che sia in atto un’infezione

Protesi dolorosa o protesi infetta?

Il fatto che la situazione peggiori nel tempo invece di migliorare potrebbe voler dire che siamo in presenza di un’infezione. 

La protesi infetta è sicuramente la più temibile complicanza che una protesi d’anca possa presentare. 

La prima cosa da valutare in questi casi è la guarigione della ferita: una ferita che ha avuto difficoltà a chiudersi, con perdite sierose, arrossata e dolente, può costituire uno dei primi segnali di infezione. Le infezioni, però, possono anche essere caratterizzate da batteri con scarsa virulenza e progredire in maniera più subdola e cronica.

Eseguendo esami ematici ed eventualmente un prelievo ecoguidato dall’articolazione, sarà possibile escludere questa rara ma estremamente pericolosa complicanza.

L’infezione protesica può essere trattata con successo ma è molto importante riconoscerla nel più breve tempo possibile: ecco perché questa è sicuramente la prima indagine da completare.

Una volta esclusa l’infezione protesica, si potrà procedere a cercare le cause della protesi d’anca dolorosa. 

Trovare le cause di una protesi d’anca dolorosa 

Come abbiamo già detto, il dolore articolare è la principale ragione che ci indirizza a eseguire la sostituzione protesica dell’anca. 

Mentre è normale che la sintomatologia dolorosa possa essere presente nelle fasi post-operatorie, la sua persistenza e il mancato recupero della funzionalità nella settimane successive all’intervento è un problema che dovrà essere studiato e risolto.

La mobilizzazione protesica

A parte il rischio infettivo, la principale causa di fallimento della protesi d’anca è la mancata saldatura delle componenti protesiche all’osso.

Durante l’intervento, la coppa acetabolare e lo stelo femorale vengono stabilizzate preparando l’osso in modo da permettere un “incastro” meccanico; questo incastro dovrà essere tale da consentire il movimento e il carico articolare. 

Nel corso dei mesi, questa stabilità meccanica diventerà sempre più solida e stabile, grazie all’integrazione delle componenti all’osso circostante; il nostro organismo, infatti, è in grado di costruire dei veri e propri legami con la superficie della protesi, attraverso i cosiddetti ponti ossei. 

Dopo un accurato esame clinico per identificare la sede del dolore, bisognerà quindi analizzare le immagini radiografiche (ed eventualmente di una TC) per stabilire se vi sono segni di una mancata saldatura protesica, definita mobilizzazione protesica.

Questa mobilizzazione, di solito, avviene dopo un periodo di tempo più o meno lungo dall’integrazione della protesi all’osso. Così, anche a distanza di anni, il paziente potrebbe lamentare una progressiva comparsa del dolore, con conseguente limitazione delle proprie attività. 

La mobilizzazione protesica è la principale ragione delle revisioni protesiche. Ma le cause possono anche essere altre. 

Dolori muscolari

Altre importanti cause di una protesi dolorosa possono essere il conflitto del muscolo ileo-psoas o un deficit muscolare dell’anca. 

La sindrome dell’ileo-psoas

Quella del conflitto del muscolo ileo-psoas con il bordo anteriore è una causa che può raggiungere anche il 2% dei casi totali.

L’ileo-psoas è un muscolo interno dell’anca che passa anteriormente alla capsula articolare e agisce flettendo, abducendo ed extra ruotando la testa del femore. A volte, a causa dell’anatomia dell’acetabolo, la coppa protesica non scompare completamente all’interno dell’osso, causando irritazione proprio a questo muscolo.

In questi casi, il dolore è tipicamente anteriore e compare durante l’attivazione del muscolo ileo-psoas, cioè nella flessione anteriore attiva dell’anca sul bacino.

Questa sintomatologia è di facile risoluzione: con una semplice artroscopia si esegue una detensione del muscolo, permettendo l’immediata scomparsa del dolore e una veloce ripresa funzionale.

Deficit muscolare 

Un’ulteriore causa della protesi dolorosa può essere l’insufficienza post-operatoria dei muscoli glutei. Può succedere, infatti, che durante l’intervento chirurgico avvenga un distacco dei muscoli medio e piccolo gluteo o che si manifesti, in seguito, un’infiammazione della loro sede naturale (il trocantere).

Questa condizione fa sì che il paziente riscontri una certa difficoltà nell’abbandonare la seconda stampella con una conseguente incapacità ad avere una deambulazione autonoma.

Nella maggior parte dei casi, comunque, un’adeguata terapia fisica e riabilitativa sarà in grado di risolvere il deficit o l’infiammazione dei muscoli glutei.

La revisione chirurgica

Come abbiamo visto, in caso di problemi muscolari come la sindrome dell’ileo-psoas o un deficit dei muscoli glutei,  non ci sarà assolutamente bisogno dell’intervento chirurgico. Se, invece, la causa di una protesi d’anca dolorosa è da attribuire a un’infezione o a una mancata saldatura protesica, allora sarà necessario pianificare una revisione chirurgica della protesi d’anca.

Hai un problema di protesi d’anca dolorosa e desideri trovare una soluzione? Non esitare a contattarmi

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